Mi chiamo Adriana.
Per gran parte della vita ho convissuto con un vuoto che non sapevo nemmeno nominare. E con una domanda che tornava sempre, fin da bambina: Dio esiste davvero?
Da fuori, ero a posto. Una vita normale — non è che ci pensassi troppo. Anzi, mi dicevo che la vita era così per chiunque. Un po’ senza senso. Che tutti, più o meno, stavano come me.
Ma dentro c’era altro. Un’inquietudine. Una paura difficile da definire — non era di qualcosa, era e basta.

E la sensazione, sotto tutto, di non valere abbastanza. Credevo che le persone valessero per quello che potevano offrire — e che anch’io dovessi guadagnarmi l’affetto, con la mia bontà, con quello che potevo fare per gli altri. E insieme quell’altra voce, quella di fuori, dei giorni attuali, quella del mondo: devi farcela, devi vincere, devi arrivare. Fai, conquista, dimostra. Devi, devi, devi.
Sognavo una cosa, semplice e impossibile insieme: la pace. Non solo la mia — quella intorno. Dovunque andassi, in qualunque situazione, c’era sempre qualcosa: una tensione, un problema, un disaccordo. Volevo una pace che restasse. E mi scoraggiava vedere che non esisteva da nessuna parte.
Per anni è stato cosi. Certi giorni quella domanda mi bruciava dentro. Altri quasi la mettevo a tacere, convinta che una risposta, probabilmente, non ci fosse.
Finché una cosa privata mi ha cambiato il modo di vedere: una persona a me molto vicina ha attraversato un periodo difficile, e io ne sono rimasta scossa. Profondamente. E mi sono data una risposta. Ho concluso che no, Dio non esisteva. E la fiamma sembrava spenta.
Sono passati molti anni. Il vuoto, il sali e scendi, la vita che gira. Le difficoltà e anche le gioie dei giorni che si susseguono. Niente di nuovo sotto il sole.
Finché, un giorno, sui social mi sono imbattuta in un gruppo di persone che avevo conosciuto in gioventù e ho iniziato a seguirne, da lontano, quello che facevano. Preparavano una commemorazione importante — cinquant’anni da quando un uomo aveva lasciato tutto per Cristo — e un documentario sulla sua storia. L’ho guardato. E mentre raccontava la sua conversione, con una vita intera dietro a quella scelta, si percepiva ancora intatta la forza di ciò che aveva vissuto. In quel momento ho avuto una certezza che ancora oggi faccio fatica a spiegare: quell’uomo stava dicendo la verità.
E se diceva la verità, allora Dio esisteva davvero.
La domanda che credevo spenta si è riaccesa — ma non era più la stessa. Non più “esiste?”.
Adesso era: se esiste, perché non si fa vedere? Perché non ci dà tutte le risposte?
E ho deciso: lo cercherò. Voglio conoscerlo. Da quella storia ne sono seguite altre, e sono entrata sempre più a fondo.
E sì, l’ho incontrato. Anzi, no. È stato Lui a trovare me.
Le risposte esistevano. Non erano quelle che mi ero immaginata — ma quando le cerchi con onestà, sono di una semplicità che disarma. Precise, fondate, serie. Non ho dovuto spegnere la testa per credere. Al contrario: ho dovuto, finalmente, usarla fino in fondo.
Ma non è stata soltanto una conclusione della mente. È stato un incontro. E da quel giorno non sono più la stessa.
Il vuoto che non sapevo nominare adesso ha un nome. E la pace che cercavo dappertutto l’ho trovata. Il mondo intorno è rimasto quello di prima, con le sue tensioni e i suoi disaccordi. Ma questa pace non dipende dalle circostanze. Ha un luogo — o, meglio, un Chi — in cui dimora.
Oggi studio la Bibbia, e non solo.
E mentre condivido la quotidianità in Italia, con mio marito e le mie figlie, affronto con la Scrittura le sfide della vita
e le domande che mi portavo dentro da sempre… E a ogni risposta mi si aprono altre dieci finestre.
Più capisco, più mi accorgo di quanta meraviglia ci sia ancora da scoprire.
E domani? Vorrei diventare ciò per cui sono stata creata.
Senza distogliere lo sguardo da Colui che mi ha trovata.
Continuando a imparare, e a condividere.
E vorrei aiutare chi oggi, da fuori, sembra a posto — ma dentro porta ansia, confusione, pesi che nessuno vede — a scoprire quello che ho scoperto io. Che non siamo un caso. Che Qualcuno ci ha voluti e creati con un perché. Che non valiamo per quello che facciamo, conquistiamo o mostriamo.
Questo blog nasce da qui. So cosa significa avere domande, dubbi e paure — e non sapere dove portarle.
Se sei qui, forse lo sai anche tu.
✦ “Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio!”
Isaia 43:1
Ti invito alla pagina “Da dove iniziare” per scoprire alcuni dei testi fondamentali del blog.





